Approdato su Playstation 5, Xbox Series X/S e PC il 28 febbrario, Lost Records: Bloom & Rage Tape 1, ultima fatica di Don’t Nod Entertainment, getta le basi per quello che potrebbe diventare il nuovo cavallo di battaglia dell’azienda francese.
Lost Records: Bloom & Rage, nuova IP di Don’t Nod Entertainment (gli autori di Life is Strange, per intenderci) divisa in due episodi, qui chiamati “Tape” cerca di gettare le basi per quella che, se gestita a dovere, potrebbe diventare la prossima IP di successo dell’azienda francese. In attesa di giocare la seconda parte del titolo attesa per il 15 aprile, scopriamo insieme in questa nostra recensione come se l’è cavata il primo episodio!
Questa recensione NON conterrà spoiler sulla trama e soprattutto NON conterrà un voto finale che verrà assegnato dopo l’uscita della seconda parte del titolo.
Che cosa racconta? Lost Records Bloom & Rage
Il gioco è ambientato in momenti nel tempo distinti e separati; il primo, nel 2022 ed il secondo nell’estate del 1995. La protagonista del gioco, Swann Holloway è tornata a Velvet Cove, Michigan per una reunion con le sue migliori amiche di quando era adolescente, Nora, Autumn e Kat. Il quartetto, diviso ormai da 30 anni decide di rincontrarsi per cercare di ricordare gli avvenimenti paranormali accaduti proprio nell’estate del 1995. Tramite l’escamotage del raccontare tra un drink e l’altro gli avvenimenti passati il gioco ci catapulta prontamente nell’atmosfera tipica degli anni '90 permettendoci di vestire i panni di una giovanissima Swann.

Questa buona premessa narrativa, va detto, si traduce immediatamente in una formula ben costruita e funzionante, creando nel giocatore non solo una buona dose di suspence ma anche un ritmo di gioco ben scandito, mai tedioso e mai frettoloso.
I Personaggi
Come spesso capita nelle produzioni targate Don’t Nod, grande cura è stata riposta nella scrittura dei personaggi. Le nostre protagoniste, infatti, sono scritte in maniera molto credibile e, benché ricalchino chiaramente alcuni archetipi delle classiche adolescenti americane degli anni '90 che siamo abituati a vedere nelle più disparate opere, riescono comunque ad avere tutte le loro peculiarità, le loro caratteristiche personali e dei caratteri ben delineati. Swann è inizialmente timida ed impacciata, Nora è tutta punk e ribellione, Autumn è quella più matura rispetto alla sua età e Kat è tanto intelligente quanto problematica a livello comportamentale. Insieme riescono a bilanciarsi e migliorarsi. Una dinamica, insomma, molto realistica se si pensa ai gruppi di amici composti da adolescenti.

Il gioco, comunque, cerca (e riesce) a raccontare non solo la bellezza e la magia dell’essere adolescenti e spensierati ma anche il naturare processo di crescita che ogni persona affronta diventando adulta. Nel 2022 le nostre protagoniste magari non sono riuscite a realizzare esattamente i loro sogni di gloria giovanili come diventare delle rockstar o delle celebrità, ma comunque sembrano essersi realizzate personalmente a più livelli.
In generale ad impreziosire il tutto sono le interazioni non solo tra il quartetto di protagoniste ma anche quelle con i personaggi secondari, anch’essi ben caratterizzati e ricchi di dettagli, a patto che vi mettiate a cercare indizi e collezionabili.
Videocamera alla mano
Il chiamare i due episodi che compongono il gioco “Tape”, nastro, non è un caso; infatti, la Swann a adolescente è una grande patita di cinema ed il suo sogno è quello di diventare una regista. Sempre armata della sua fedele videocamera, la ragazza è pronta ad immortalare i momenti importanti della sua vita (un po’ come Max di Life is Strange con la sua fotocamera), cosa che dovrà effettivamente fare il giocatore.

Infatti, la meccanica peculiare di questo titolo è proprio quella del dover riprendere diverse scene e soggetti per creare dei Tape/nastri, veri e propri filmini amatoriali che narrano un determinato evento.
A parte la meccanica della videocamera, comunque, il titolo si presenta come una classica avventura grafica di stampo Don’t Nod; non aspettatevi quindi azione adrenalinica o un gameplay complesso e sfaccettato.
Graficamente e tecnicamente parlando…
Le produzioni Don’t Nod, da sempre, non cercano una grafica fotorealistica o virtuosismi eccessivi dal punto di vista tecnico, e questo gioco nel bene e nel male non fa eccezione. Visivamente il gioco è molto gradevole con la sua grafica e la sua estetica squisitamente anni ’90, tuttavia qualche sbavatura dal punto di vista tecnico c’è e si nota.

Nulla di tragico, chiariamo, però non è raro che, soprattutto nei passaggi tra il racconto passato e gli avvenimenti presenti, ovvero quando il gioco passa da terza a prima persona, le texture più complesse fatichino a caricare in tempo, arrivando in certi momenti ad essere caricate con buoni 3-4 secondi di ritardo. Fortunatamente questo fenomeno ci si è presentato solamente in momenti precedenti a dei dialoghi in cui non potevamo fare altro che muovere la visuale (appunto le sezioni in prima persona), ma per onore della cronaca va riportato.
I magici anni ’90
Quello che dona carattere a tutta la produzione che altrimenti risulterebbe fin troppo simile a Life is Strange (non che sia un male) è la sua ambientazione cronologica. Buona parte del titolo, come detto in precedenza, si svolge esattamente a metà degli anni ’90, cosa che gli conferisce una magia che forse è difficile descrivere a parole. I ragazzi di Don’t Nod sono stati magistrali nel riproporre quel periodo e quelle vibe fatte di giacche di jeans piene di toppe, walkman, televisori a tubo catodico, videocassette noleggiate e tantissimo altro. La cura per questo dettaglio si percepisce maggiormente quando siamo chiamati ad esplorare ambienti chiusi, ricolmi di oggetti iconici di quegli anni.

Questa percepibile cura per il dettaglio fa si che il gioco risulti estremamente immersivo, soprattutto per quelli che hanno vissuto in quegli anni.
Verdetto
PRO | CONTRO |
I personaggi sono ben scritti. L'intrigo è decisamente interessante. L'ambientazione è ben realizzata e sprizza anni '90 da tutti i pori. Colonna sonora azzeccata che contribuisce all'immersività. | Qualche incertezza nel comparto tecnico. Don't Nod sembra ormai essere entrata nella propria comfort zone, nel bene e nel male. |
Lost Records: Bloom & Rage segna l’inizio di un nuovo capitolo per Don’t Nod, ormai non più vincolati alla saga di Life is Strange che comunque ha segnato profondamente lo studio, nel bene e nel male. Il titolo, benché sempre molto affine alle scelte stilistiche che hanno reso Don’t Nod celebre, riesce comunque ad emergere e a crearsi un’identità tutta sua a suon personaggi scritti in maniera molto credibile e ad un’ambientazione veramente curata nei minimi dettagli, anche se non senza qualche incertezza tecnica. Se queste sono le premesse del primo episodio del titolo, il Tape 1, non vediamo l’ora non solo di giocare il prossimo episodio, ma anche di esplorare ulteriormente l’universo narrativo di Lost Records tramite di capitoli futuri. |
Voto Finale: Aspettiamo il Tape 2
Comments